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Iperparatiroidismo

Disfunzione provocata da un’eccessiva produzione di paratormone da parte delle paratiroidi, ghiandole situate nel collo dietro alla tiroide. Il paratormone controlla la calcemia, cioè la quota di calcio nel sangue, che altrimenti sarebbe soggetta alle brusche variazioni causate dall’alimentazione. Per fare ciò agisce sia sulle ossa, rilasciando il calcio, sia sul rene, riducendo la sua eliminazione con le urine, sia sull’intestino, favorendo il suo assorbimento. L’eccesso di paratormone che si osserva nell’iperparatiroidismo determina pertanto ipercalcemia, un rialzo dei livelli di calcio nel sangue.

La malattia si manifesta in tre forme: iperparatiroidismo primitivo, secondario e terziario. L’iperparatiroidismo primitivo è provocato da un aumento delle dimensioni o da una maggiore funzione (iperplasia) delle paratiroidi, quello secondario da insufficienza renale cronica, carenza di vitamina D (osteomalacia) o di assorbimento di calcio (come per esempio nella celiachia) e quello terziario da un’iperplasia delle paratiroidi che si trasforma in un adenoma.

Si manifesta con disturbi del sistema nervoso (instabilità emotiva, confusione) e della muscolatura degli arti, con coliche renali (dolori addominali provocati da calcoli ai reni), dolori articolari e fratture patologiche (che si verificano in un osso debole in seguito a traumi modesti).

La diagnosi di malattia si basa su esami che misurano nel sangue la calcemia, la quota di paratormone e di fosfati (forma del fosforo presente nell’organismo) e su indagini strumentali (ecografia, tomografia computerizzata). 

L’asportazione delle paratiroidi è indicata quando viene diagnosticata una malattia grave. 

 

Bibliografia:

 

Faglia G, Beck-Peccoz P. Malattie del sistema endocrino e del metabolismo (4 ed). Mc Graw-Hill Italia, Milano 2006

 

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